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Stefano Caffarri

Stefano Caffarri

Direttore / Cucchiaio d'Argento

Devi raccontare questo Vigna Villa della Regina; lo conosci; lo sai, perché tra i primi hai assaggiato il nettare di questi 7/10 d'ettaro, al termine dell'epico recupero; lo sai perché hai visto passare gli anni: pochi ma importanti, da quella prima vendemmia. Tra le mille etichette, forse centomila, devi raccapezzarti la storia della DOC ambita, negata e poi ottenuta. Ma mentre cerchi nel disco duro innestato naturalmente tra le orecchie i dati dispersi nella memoria volatile, ti accorgi che oh. La bottiglia è vuota. Ecco: poi dovrai spiegare perché: ma ora il dato fondamentale è che questa bottiglia di Freisa si beve da sola. E tutto il resto è chiacchiera. Certo, quel rubinone brillantone, con solo un punto di granato nel cuore come sintomo del tempo che va. Quel profumo tutto abbarbicato attorno alle note più serie, come quando i ragazzi troppo per bene si fanno crescere la barba per sembrare più adulti: attorno al colore blu dei mirtilli; quello nero del caffè americano; quello verde del tè verde. Infine un respiro d'uva passa, e un'invenzione d'agrume proprio sul limitare. Ma tutto questo dopo, che intanto hai messo via il primo sorso, e il secondo. Un sorso elettrico, stretto e lineare, appena vergato dei graffi di un tannino sottile ma tenace, pertinace. Orizzontale, proiettato a lungo in prossimità del termine, cocciuto. Fresco, brillato, svelto. Un bicchiere felice.

Mauro Giacomo Bertolli

Mauro Giacomo Bertolli

Giornalista / Il Sole 24 Ore

Consiglio a tutti di venire a visitare l'azienda: è una cascina dell'ottocento, ristrutturata, che ospita non solo i locali commerciali e le cantine di produzione e d'invecchiamento, ma anche il Museo delle Contadinerie e del Giocattolo Antico. Stiamo parlando di una collezione di alcune migliaia di pezzi, del secolo scorso e oltre, che ancora oggi viene ampliata da papà Francesco, sempre in caccia di pezzi autentici per mercatini, vecchie cascine e borghi contadini.

Fabrizio Gallino

Fabrizio Gallino

Blogger / Enofaber Blog

[...] Ma Balbiano non è solo vini (nei giorni che seguiranno parlerò di due o tre vini che mi hanno colpito): è una bella realtà aziendale, di cui Luca rappresenta la 3a generazione, che ha iniziato la propria attività nel 1941 e produce circa 130-140mila bottiglie (la Freisa di Chieri vivace secca rappresenta circa il 70% della produzione). Un totale di 30 ht di vigneti, alcuni di proprietà, altri di conferitori storici. Cantina ristrutturata con molto gusto e molto bella che ospita al suo interno un bellissimo museo di oggetti della vita contadina. Dalla quantità e dalla qualità dei pezzi esposti meriterebbe già di suo una sede a parte e una maggiore valorizzazione; ed al suo interno c’è una stanza che farebbe tornare bambini chiunque: La stanza dei Balocchi (ed il paragone con questo brano di Caparezza è venuto spontaneo). Visita che vale una gita in quel di Andezeno.

Marco Scarzello

Marco Scarzello

Giornalista / Marco Scarzello.it

Francesco Balbiano ama i giochi e il vino. La cascina che ospita la sua cantina è stata costruita nell’Ottocento, ad Andezeno, ed è una vera sorpresa. È un percorso che dalla sala riservata alle degustazioni, con le botti nelle quali riposa il “vino di città”, attraversa un passaggio con mattoni sulle volte e tante nicchie ad accogliere bottiglie, antiche unità di misura e tappi rari di secoli passati con le sembianze di esseri umani, teste che si agitano e occhi che ti guardano. È l’anticamera del museo che custodisce, in perfetto ordine, uniformi, attrezzi agricoli, utensili da cucina, paioli e padelle, strumenti di calzolai e sarti che evocano gesti lenti. Una porta si apre sulla stanza dei giochi, uno scrigno per adulti rimasti bambini – che bello! – con bambole, trenini, innumerevoli Pinocchio, aerei, un cane che abbaia dal Settecento, teatrini, marionette, burattini. Per capire il vino di Francesco Balbiano è indispensabile partire dalla passione di famiglia per il vissuto quotidiano della Storia. Da qui sgorga, per esempio, il Vigna della Regina, il “vino di città” appunto. Nel 2004 l’Azienda Vitivinicola Balbiano ha reimpiantato circa 2700 barbatelle su di un ettaro di appezzamento di Villa della Regina, sulla collina di Torino, una costruzione del XVII secolo annoverata dall’Unesco tra i beni patrimonio dell’umanità. Villa della Regina forniva il vino a Madama Reale Cristina di Francia; oggi sono circa 5 mila le bottiglie prodotte, con un rosso rubino che possiede i riflessi scarlatti del tempo. Gli altri vini di Balbiano, non potrebbe essere diversamente ad Andezeno, sono tipici del Chierese: Freisa innanzitutto – secco vivace, Surpreisa e Barbarossa (fermo) – e Bonarda, Barbera del Monferrato, Malvasia, Cari (raro vino autoctono), il Bianco dell’Arco e il Rosato dell’Arco, oltre alle grappe di Freisa di Chieri, Barbarossa e Vigna della Regina.

Marco Trabucco

Marco Trabucco

Giornalista / La Repubblica

FARE vino sulla collina torinese è il loro mestiere da 70 anni. Luca Balbiano è l' ultima generazione, per ora, di un' azienda fondata nel 1941 da nonno Melchiorre e guidata oggi dal padre Francesco. Luca si occupa soprattutto di marketing e deve essere davvero bravo se a loro è stata affidata la gestione della vigna reale della torinese Villa della Regina. D' altronde a chi altro ci si poteva rivolgere visto che loro sono i re del Freisa di Chieri? Vino da riscoprire anche per i fighetti del bicchiere, fratello nemmeno tanto minore del Nebbiolo. Le loro vigne sono ad Andezeno e a Marentino e la loro sede, una bel casolare ottocentesco, non è solo una cantina, ma è anche enoteca, museo contadino (visitabile il sabato e la domenica), luogo di cultura e di svago. In bottiglia non c' è solo Freisa (vinificata qui tra l' altro sia secco che vivace e addirittura in bianco, nel Bianco dell' Arco) ma anche Bonarda e il Cari, raro vino dolce della collina chierese dal caratteristico profumo di rosa.

Paolo Massobrio

Paolo Massobrio

Giornalista / La Stampa

Ma c’è una cantina che può rappresentare il Natale? Io l’ho trovata, anzi la conosco da tempo. Sta ad Andezeno, piccolo paesino dell’areale di Chieri dove entri e a sorpresa ti trovi immerso nel museo del giocattolo, con 600 pezzi che vanno dall’800 agli Anni 50. E da poco hanno aperto una sala di soli giochi femminili. «Andezeno non è certo Barolo» mi dice Luca, 33 anni, figlio di Francesco che condivide con lui l’innovazione di questa azienda nata nel 1941 da Balbiano Melchiorre. E allora con quali carte pensi di vincere? Col Cari e col Freisa. Questo ragazzo mi ha proprio colpito: ha idee chiare, in punta di piedi ha convinto la famiglia a cambiare le etichette dei loro 15 vini suggerendo la linea dei giocattoli. Sono i leader del Freisa di Chieri, ma fra non molto rischiano d’essere gli unici. Eppure credono talmente nel Freisa, il vino che amava don Bosco, da investire a Torino nella rinata vigna della Regina: un ettaro sulla collina, dal quale è nato un Freisa molto elegante, da scoprire. Fanno 100 mila bottiglie l’anno e il 20% è venduto in azienda con l’enoturismo. I vini sono in parte frizzanti (freisa, bonarda, un bianco e due brut) e in parte fermi, in controtendenza rispetto alla storia del Freisa. Ed io che sono un «frizzantista» convinto, per la prima volta ho capitolato davanti al loro Freisa di Chieri Federico I Barbarossa 2012 che nasce da vigne di 30 anni. Al naso senti la grafite e i piccoli frutti; in bocca è elegante con una sensazione di tannini diffusi sul palato che ne fanno un «grande» vino (costa 14 euro e li merita tutti). Molto fruttato è il Freisa frizzante; mediamente fruttato e simile a un Teroldego giovane è il Freisa di Chieri Surpreisa 2014, fermo. Ma il mio amore è il Cari della doc Colline torinesi. È un vitigno raro (come la collezione di altri 8 che i Balbiano hanno piantato nella vigna della Regina, attorno alla villa sabauda), che dà un rosato speciale e pregnante. Ha l’aroma del miele di acacia, il sorso è dolce e non eccessivamente frizzante per salvaguardare l’unicità di questa fragranza rara. In bocca è pieno (assai più d’una malvasia) e persiste col suo aroma fino alla gola. Questa settimana escono già le bottiglie dell’annata 2015. È Natale!